AFFIDAMENTO

Sotto la Tua
 protezione
ci rifugiamo,
santa Madre
 di Dio, Madonna
della Quercia
di Visora.

Non respingere
 le preghiere che 
 Ti rivolgiamo nelle
  nostre necessità,
ma liberaci da
 
 tutti i pericoli,
Vergine gloriosa
e benedetta.

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I diaconi dell'O.f.s. d'Italia, ti accolgono festosamente e ti offrono fraternità. 

Queste pagine non hanno pretesa di completezza; esse sono semplicemente il frutto del nostro impegno nell'umile tentativo di corrispondere alla chiamata del Signore Gesù e al compito che la Chiesa ci ha affidato:

"Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l'annunziatore: credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che credi, vivi ciò che insegni".


 


E’ un sito dedicato ai Diaconi e al loro Ministero. Perché l’esempio della loro vita, della loro testimonianza nel servizio sia un richiamo costante al Vangelo e susciti imitatori nel popolo santo di Dio. E’ uno strumento di formazione, d’informazione e di approfondimento teologico, uno spazio aperto al loro contributo per una nuova evangelizzazione in rete e per promuovere in modo fattivo e costante la diaconia come vocazione al servizio e il diaconato come segno sacramentale di questa vocazione nella Chiesa e nel mondo. Una presenza attiva e attenta al mondo quindi, tesa alla costruzione di relazioni con chi s’interroga sul Dio di Gesù Cristo e vuole lasciarsi interrogare da Lui.


"Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita ... noi lo annunziamo anche a voi". (1 Gv 1, 1.3)



Mons. Brandolini sul diaconato

3 ottobre 2009
CONTRIBUTO DEI VESCOVI

Mons. Brandolini sul diaconato

"I miei occhi, le mie orecchie, le mie mani... ecco che cos'è un diacono. Là dove non arrivo io, perché non posso materialmente arrivare a tutto, lì arriva il mio diacono" dice con convinto e convincente fervore il Vescovo Brandolini.
Non era né vescovo né sacerdote ma soltanto un diacono che assisteva il vescovo nei suoi uffici e nelle funzioni liturgiche. Siamo nell'antica Roma imperiale di 1750 anni fa. Si ricorda, così, quest'anno il martirio del protodiacono Lorenzo, avvenuto a Roma nel 258 d.c. sotto l'imperatore Valeriano. L'evento si celebrerà con particolare solennità il 10 agosto prossimo in molte parti dell'Italia e del mondo. In provincia di Frosinone anche ad Amaseno (Diocesi di Frosinone), dove la tradizione vuole custodita un' ampolla con il sangue del santo che ad ogni ritorno di ricorrenza si comporta chimicamente (liquefazione) come quella di S.Gennaro a Napoli e a Picinisco (Diocesi di Sora) dove già nel XIII venne eretta un'importante chiesa matrice. E a Picinisco c'è questa anteprima di oggi. Davanti alle reliquie poste sull'altare e ad una statua lignea secentesca restaurata e che andrà in "peregrinatio" nelle case il Vescovo Luca Brandolini di Sora-Aquino-Pontecorvo, ricorda l'ufficio antico del diaconato. In tre passi neotestamentari (Filippesi 1:1; 1 Timoteo 3:8,12) i diaconi (dal greco, diákonos, "servitore") compaiono sempre in stretto collegamento con i vescovi. Nella Chiesa antica, il diacono era l'assistente del vescovo, responsabile soltanto davanti a lui, che l'aveva ordinato, dei servizi di carità che rendeva continuando a vivere nella sua famiglia e in società. "Il diaconato ebbe inizio quando sette uomini, tra cui il protomartire S.Stefano, furono ordinati dagli apostoli perché servissero alla "mensa del vescovo" (Atti degli Apostoli 6:1-7) e assicurassero assistenza alle vedove, agli orfani e ai poveri". Seguendo questa tradizione, il numero dei diaconi che assistevano un vescovo fu a lungo limitato simbolicamente a sette; a Roma i sette diaconi si occupavano delle proprietà della diocesi e finirono con l'esercitare anche un potere amministrativo notevole. Nel Medioevo, tuttavia, il diaconato perse questa funzione e questa preminenza, divenendo solo uno degli ordini maggiori, un gradino sulla via del sacerdozio. Recentemente, anche a seguito della crisi di vocazioni sacerdotali, la Chiesa cattolica ha inteso ripristinare parte della dignità di questo antico ufficio creando diaconi permanenti, che dedicano molto tempo all'aiuto del vescovo (sono ben 17 nella Diocesi di Sora) e dei ministri in una parrocchia ma che vivono, poi, e si guadagnano da vivere con il normale esercizio della loro professione.L'atto liturgico posto principalmente in relazione con il diacono, il più visibile, è la lettura del Vangelo durante la celebrazione dell'Eucaristia ma, in realtà, il diacono svolge oggi funzioni di sostegno molto importanti e meno visibili alla gente. "I miei occhi, le mie orecchie, le mie mani...(mentre pronuncia queste parole osservo le mani tremanti per il parckinson di questo straordinario presule), ecco che cos'è un diacono. Là dove non arrivo io perché non posso materialmente arrivarci, lì arriva il mio diacono" dice con convinto e convincente fervore il Vescovo Brandolini. In realtà la sua è una bellissima figura (detto da me che sono uno spirito laico, provengo da tutt'altra parte della Regione e sono oggi qui presente per caso), come trovo bellissima ancora una volta la sua omelia dalla parte dei poveri, degli emigranti, degli ammalati ( e qui ricorda il libro sulla storia degli "ospitali", l'ultimo e non ancora edito, scritto dal concelebrante mons. Dionigi Antonelli), di chi ha bisogno e di cui la Chiesa di oggi come dell'antichità deve tornare ad occuparsi con più forte e vibrante impegno. Sono tante le povertà di oggi che elenca, evocando con cuore la dignità degli immigranti, i tanti i bisogni di una spiritualità moderna. Un vescovo anziano, che compirà 75 anni la prossima notte di Natale, fragile e dalla parte dei deboli, dei fragili che nel giorno della Festa della Repubblica Italiana, in Chiesa, (quasi a voler chiedere scusa per una usurpazione del religioso sul civile almeno in questa circostanza) ricorda, amando ricordarle, le espressioni del Capo dello Stato italiano, Giorgio Napolitano, per il rispetto delle dignità di tutti, contro il "pericolo di una regressione civile". A non essere intolleranti verso gli altri, memori delle emigrazioni di tanti uomini e donne di questa Valle di Comino verso i paesi dell'estero. In conclusione il parroco, l'abate don Antonio Molle anche rettore del Santuario del Canneto, ha ricordato, così, di essere appena rientrato dalla Scozia, da Glasgow, insieme con il sindaco ing. Giancarlo Ferrera dove si erano portati per stringere ulteriori vincoli con la comunità degli affermati oriundi piciniscani e da dove è potuto tornare con una generosa borsa di solidarietà a favore delle molte opere della parrocchia. E davanti al Vescovo e a un'assemblea molto partecipata ha brillato oggi, nella curata esecuzione dei brani musicali del suo repertorio, la valente Corale di San Lorenzo. Sergio Andreatta

Lettera del Vescovo Mons. Luciano Monari a tutti i sacerdoti

3 ottobre 2009
CONTRIBUTO DEI VESCOVI

Lettera Mons. Luciano Monari

Il Diaconato permanente

Lettera del Vescovo Mons. Luciano Monari a tutti i sacerdoti

Carissimi fratelli,

            L’attuale momento storico segnato da radicali e complessi mutamenti, pone per la nostra Chiesa diocesana problemi nuovi a cui insieme dobbiamo cercare di dare adeguate risposte. Allo scopo bisogna raccogliere e valorizzare al meglio tutte le risorse umane e spirituali disponibili, e fare di tutto per incrementarle.Un aiuto provvidenziale può venirci dal diaconato permanente, che è nato con la Chiesa, e che, dopo una quiescenza durata oltre un millennio, il Vaticano II, interpretando i segni dei tempi, ha voluto restaurare, come si legge nella Costituzione LG al n. 29.In attuazione delle disposizioni conciliari i Vescovi italiani, nell’Assemblea generale del novembre 1970 approvarono la restaurazione del Diaconato Permanente in Italia. Vari e sempre più puntuali sono stati in questi venticinque anni gli interventi dei nostri vescovi sull’argomento, fino alla promulgazione del documento I diaconi permanenti nella chiesa in Italia – Orientamenti e Norme –, dell’estate 1993. Pur nella essenzialità della trattazione, in esso si trovano insegnamenti e disposizioni che a nessun presbitero è lecito ignorare. Eccone alcuni passaggi:«Il diaconato, quale grado proprio e permanente della gerarchia e non solo come passaggio verso il sacerdozio, riproposto dal concilio Vaticano II per la chiesa latina, risponde all’attuale situazione storica e ormai da oltre vent’anni è diventato una realtà nella chiesa in Italia. La chiesa, sin dall’età apostolica, ha tenuto in grande venerazione l’ordine sacro del diaconato. Ne fa fede l’apostolo Paolo nelle sue lettere (Fil 1, 1-2; 1 Tm 3, 8-10. 12-13).Una consolidata tradizione, che si esprime anche in testi antichi e recenti della liturgia di ordinazione, ha visto l’inizio del diaconato nell’episodio dell’istituzione dei «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di saggezza» (At 6, 3) ai quali gli apostoli affidano l’incarico del servizio quotidiano della carità.

La tradizione espressa da numerosi padri della chiesa attesta la diffusione del diaconato in numerose chiese, ne illustra il significato teologico e ne propone la figura spirituale. Il concilio Vaticano II dopo aver insegnato che nei vescovi «permane l’ufficio degli apostoli di pascere la chiesa, da esercitarsi ininterrottamente» (LG 21), così presenta i loro collaboratori: «il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi» (LG 28).

«In un grado inferiore della gerarchia – insegna – stanno i diaconi, ai quali sono imposte le mani “non per il sacerdozio ma per il servizio”» (LG 29). Con questa antica formula che distingue i diaconi dai presbiteri, il concilio invita a comprendere la specificità del ministero dei diaconi. Benché essi non siano chiamati alla presidenza dell’eucaristia, sono segnati dal “carattere” e sostenuti dalla “grazia sacramentale” dell’ordine ricevuto, e chiamati «al servizio del popolo di Dio, in comunione col vescovo e il suo presbiterio», nella «diaconia della liturgia, della parola e della carità».Credo siano sufficienti questi essenziali richiami alla parola di Dio ed al magistero della chiesa, per farci esclamare, parafrasando l’apostolo Pietro: «Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che a noi per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi siamo noi per porre impedimento a Dio?» (At 11, 17). Ed io credo che in qualche modo porremmo impedimento a Dio se insieme non ci impegnassimo a conoscere, ad accogliere e a far conoscere, presso i nostri fedeli laici, questo dono che lo Spirito ha riservato alla chiesa di oggi.Ed ecco in concreto il compito del presbitero in seno alla comunità: occorre prima di tutto creare un contesto idoneo alle vocazioni in generale ed a quella del diaconato in particolare. Come? Quanto più una Chiesa sarà “chiesa”, convocazione del Signore attraverso la sua parola, tanto più essa diventerà il contesto ideale nel quale le diverse vocazioni prendono corpo e ricevono la loro struttura fondamentale. Viene richiesto così «un adeguato cammino di catechesi e di sensibilizzazione» da parte della comunità diocesana e di quella parrocchiale. Si tratta, naturalmente, di una catechesi che faccia comprendere le caratteristiche essenziali del diaconato, quindi l’importanza della dimensione ministeriale della chiesa, quindi la chiesa come popolo di Dio, «sacramento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1). L’importanza di questa catechesi è enorme. Sarebbe impossibile inserire correttamente dei ministeri in una comunità che non abbia il senso della sua missione nel mondo, che non si percepisca come partecipazione misteriosa ma reale alla comunione trinitaria, che non abbia il senso della corresponsabilità. Ma c’è di più: la sensibilizzazione che il documento dei vescovi chiede non va intesa solo come arricchimento intellettuale e teologico, ma come crescita di autentica esperienza di chiesa. Farà parte della preparazione ai ministeri, perciò, anche un cammino intenso di preghiera della comunità. Si pensi al modello proposto da At 1, 14-24. La scelta di designare qualcuno al ministero non potrà venire da una pura considerazione funzionale, ma da una riflessione di fede.Non è il caso di insistere troppo sulla difficile e preoccupante situazione che si viene determinando, specialmente in alcune zone della nostra diocesi, a causa della crescente diminuzione del numero di sacerdoti. Essa è sotto gli occhi, e nel cuore di tutti noi. Stando così le cose, non è pensabile una realistica programmazione pastorale che non preveda l’organico inserimento di diaconi buoni e preparati. Dobbiamo perciò far crescere il corpo diaconale sia in numero che in qualità. E ricordiamoci che quest’ultima dipenderà in gran parte anche dal “materiale” di partenza. Occorre perciò individuare in seno alle comunità quei laici che presentino i segni di una possibile chiamata e segnalarli a me, o al delegato, per avviare insieme un’opera di discernimento vocazionale e di formazione. A tale riguardo comunico che l’intero corpo diaconale, col delegato vescovile, si è attivato per organizzare con tutte quelle parrocchie o zone che lo reputino opportuno, momenti d’incontro per far conoscere e sensibilizzare le comunità al ministero diaconale.

Piacenza 1997† Luciano Monari Vescovo

«Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore ed il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri, vi ho dato infatti l’esempio perché come ho fatto io, facciate anche voi» (Gv. 13, 13-15).

Origine del diaconato

Il diaconato ha inizio nella primitiva chiesa di Gerusalemme quando gli apostoli di fronte alle richieste di servizio che sorgevano dalla comunità, riunirono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio delle mense.Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della Parola.Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro Nicàmore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani» (Atti, 6, 2-6 ).Uno scritto dei primi decenni del sec.III descrive la costituzione della Chiesa:«Il diacono sia l’orecchio del Vescovo, la sua bocca, il suo cuore e la sua anima, perché voi (Vescovo e diacono) siete due in una sola volontà e nella vostra unanimità la Chiesa troverà la pace» (XI 44).

L’identità del Diacono

Nella Chiesa antica il diaconato veniva conferito sia a coloro che sarebbero rimasti diaconi (diaconi permanenti) sia a quanti erano destinati a diventare presbiteri (diaconato transeunte).A partire dal Medioevo il diaconato viene inteso solo come una tappa sulla via verso il sacerdozio presbiterale ed episcopale. Chi lo riceveva era destinato a diventare sacerdote. Ci sono state poche eccezioni di diaconi permanenti tra cui san Francesco d’Assisi.Il suo ripristino non va attribuito alla carenza di vocazioni presbiterali, ma alla teologia del Concilio Vaticano II che ha permesso il recupero di una dimensione teologica e pastorale della Chiesa, rendendo possibile la rinascita del diaconato.(Vedi inoltre i documenti del Concilio Vaticano II: Lumen Gentium 29; Ad Gentes 16; Orientalium Ecclesiarum 17).

Il Diacono dono di grazia per la Chiesa

Il Concilio Vaticano II ha chiesto che l’ufficio diaconale, sommamente necessario alla vita della Chiesa, venga restituito come grado proprio e permanente della gerarchia.I vescovi italiani nel 1970 votarono l’introduzione anche in Italia del Diaconato come grado permanente del ministero ordinato nella Chiesa e ne davano questa motivazione:Con la restaurazione del Diaconato permanente lo Spirito Santo offre il dono del ripristino di una struttura sacramentale della Chiesa che, secondo sant’Ignazio d’Antiochia, è costituita da Vescovi, presbiteri e diaconi e quindi di una nuova abbondante ricchezza di grazie sacramentali per una maggiore efficacia della sua missione di salvezza.Il ministero diaconale sottolinea il valore del servizio espresso dalla carità, che è specifico della Gerarchia.Il diacono infatti è segno sacramentale e quindi rappresentante e animatore della vocazione al servizio proprio di Cristo, servo del Signore, «venuto non per essere servito ma per servire e dare la Sua vita in redenzione per molti» (Mt 20, 28).In conclusione: «…poiché i munera che competono ai diaconi sono necessari alla vita della Chiesa, è conveniente ed utile che, soprattutto nei territori di missione, gli uomini che nella Chiesa sono chiamati ad un ministero veramente diagonale… siano fortificati per mezzo dell’imposizione della mani, trasmessa dal tempo degli apostoli…» (Direttorio per il ministero e la vita di diaconi permanenti – Congregazione per il clero -22 febbraio 1998).

In una Chiesa rinnovata dalla forza dello spirito nella varietà dei doni e dei ministeri

I diaconi «…chiamati a collaborare fraternamente con il presbiterio al servizio del popolo di Dio, dipenderanno anch’essi direttamente dal vescovo, primo responsabile della vita cristiana e della comunità diocesana».

A Servizio del Vangelo nella dimensione missionaria:

·   fanno opera di evangelizzazione capillare nelle famiglie, negli ambienti di lavoro e nei caseggiati in modo da realizzare la Chiesa nella sua dimensione familiare;

·    esercitano lo spirito di servizio evangelico tra i lontani ed i non credenti, in qualunque ambiente sociale;

 ·    animano la catechesi di preparazione ai sacramenti (Battesimo, Confermazione, Penitenza, Eucaristia, Matrimonio, Unzione degli infermi).

A servizio della carità:

Nei modi ordinari e soprattutto:

1.     nella pastorale della sanità animando i servizi più trascurati e le situazioni di disagio (tossicodipendenze, aids e altro);

2.  nella pastorale oratoriana e giovanile «avendo una famiglia e godendo della Grazia della consacrazione ministeriale, possono offrire una garanzia spirituale ed esperienza matura»;

3.  nella pastorale sociale, «continuando nell’ambiente di lavoro e di vita quotidiana quell’impegno sociale di cui si avverte maggior necessità di fronte all’aggravarsi di problemi posti dalla crescente emarginazione ed immigrazione»;

4.   nella dimensione comunionale, «promuovendo e favorendo una più intensa e fraterna comunicazione e comunione di fede, nella più diretta unione con il Vescovo, rendendo concreta la vita comunitaria in parrocchia e nei vari ambienti, favorendo relazioni comunionali all’interno delle strutture di base (parrocchie, zone e altro)».

A servizio della liturgia e della pastorale:

1. Il diacono può essere “mandato” dal Vescovo a svolgere un servizio pastorale in comunione con il parroco del luogo (can. 519) o a svolgere un ministero diocesano.

2.  Il diacono fa parte, di diritto del Consiglio Pastorale Parrocchiale (C.P.P.) e se mandato a reggere un “centro eucaristico” privo di sacerdote, è opportuno che faccia parte di diritto anche del consiglio Parrocchiale per gli affari economici (C.P.A.E.);

3.  Ha la custodia della Chiesa e del SS. Sacramento (can. 934; 938)

4.  Partecipa alla celebrazione della Messa secondo il suo ministero, e secondo l’opportunità, tiene l’omelia, d’intesa con il Celebrante (can. 764; 767; 929);

5.  Presiede alle varie funzioni liturgiche(can. 835) cioè:

o   celebrazione dei battesimi (can.861);

o   benedizione eucaristica (can.943);

o   altre benedizioni che gli competono (can. 1169);

o   benedizione e assistenza ai matrimoni(can. 1108; 1111);

o   celebrazioni di sepolture ( can. 1168 );

o   celebrazione di novene e tridui;

o  celebrazione della Parola di Dio anche sostitutiva della Messa festiva in caso di necessità (can.1248);

o  secondo le direttive della Congregazione per il culto divino “Christi Ecclesia” del 1988.

o veglia di preghiera per i defunti.

Oltre i servizi pastorali citati a servizio della missionarietà il diacono svolge anche:

· catechesi nei gruppi famiglia;

·  visita e benedizione alle famiglie;

·  visita e comunione ai malati (can. 911);

·  animazione della liturgia e dei ministri della Comunione;

· animazione e coordinamento dei catechisti. Con la recita giornaliera di “lodi, vespri e compieta” il diacono si inserisce nella preghiera “ufficiale” della Chiesa.

Verifica

        Premesso che il Diaconato è una vocazione all’Ordine Sacro, ne deriva la necessità di una VERIFICA su almeno tre punti:

1.   la stabilità personale nel proprio orientamento vocazionale, negli impegni di preghiera e di vita spirituale:

2.   il consenso della moglie, per gli sposati, con il coinvolgimento per quanto possibile di tutta la famiglia, nella convinzione che l’Ordine Sacro non impoverisce ne sminuisce l’unione della vita coniugale, ma ne approfondisce e ne dilata l’amore e la donazione;

3.   la disponibilità alla collaborazione apostolica con il Vescovo, i Presbiteri ed i laici e quindi ad un servizio ben inserito in una pastorale d’insieme.

Formazione

         La FORMAZIONE spirituale e culturale comprende di massima:

·   un anno propedeutico (di introduzione allo studio e di discernimento della vocazione);

·   un triennio successivo di studi specifici, a livello teologico;

·   un programma di ritiri mensili, di incontri quindicinali ed una settimana di convivenza tra aspiranti e Diaconi per favorire l’amicizia e la comunione reciproca. Anche dopo l’ordinazione il diacono continua ad approfondire la sua formazione spirituale, dottrinale e pastorale, per adempiere sempre meglio il suo mandato di collaboratore con il Vescovo e con i presbiteri ad evangelizzare, santificare e governare il popolo di Dio.Particolare attenzione viene dedicata, in modo continuativo, alle mogli dei diaconi, seguendone ed incoraggiandone la formazione spirituale, quale elemento indispensabile per una collaborazione di entrambi alla “diaconia”.

Altri requisiti

        Per essere ordinati diaconi permanenti è richiesta l’età minima di 25 anni per i celibi (che tali rimarranno per tutta la vita), e di 35 anni per gli sposati.I diaconi rimasti vedovi non possono risposarsi.Ordinariamente non si accede al diaconato oltre i 60 anni.Per iniziare il cammino si richiede di norma un titolo di scuola media superiore (o una cultura equivalente).La presentazione dell’aspirante al cammino diaconale sarà fatta dalla comunità ecclesiale di appartenenza (parrocchia, associazione, movimento) nella persona del parroco e del presbitero responsabile.Consultare il Documento sui Diaconi Permanenti delle Congregazioni per l’Educazione Cattolica e per il Clero – Formazione e Ministero – EDB 1998

Diocesi di REGGIO EMILIA - GUASTALLA – S.E. Rev.ma Mons. ADRIANO CAPRIOLI – I

3 ottobre 2009
CONTRIBUTO DEI VESCOVI

Diocesi di REGGIO EMILIA - GUASTALLA – S.E. Rev.ma Mons. ADRIANO CAPRIOLI –  

IL CORAGGIO DI CREDERE

Omelia nella XIX domenica anno A e nel ricordo di S. Lorenzo 

Questa pagina del Vangelo di Matteo (14,22–33) viene subito dopo quella della moltiplicazione dei pani. Il miracolo della moltiplicazione avrebbe potuto suggerire ai discepoli sogni e illusioni pericolose: quella di risolvere qui su questa terra il senso della intera esistenza. Ma Gesù obbliga i suoi discepoli ad attraversare il mare, e a passare all’altra sponda. Gesù anticipa qui il senso stesso della sua esistenza, invitando i suoi discepoli presenti e futuri a condividerla, mettendo in conto la sua stessa morte. 

“Sono io, non abbiate paura 

Diamo uno sguardo ai diversi particolari del racconto evangelico: sono il mare, la notte, un vento selvaggio che gonfia le onde. Tutti questi elementi suggeriscono un pericolo mortale, in modo particolare il mare che per gli Ebrei era come l’abisso oscuro della morte, non certo l’attuale luogo di vacanza. I discepoli si trovano dunque in una condizione, in cui le forze che congiurano a favore della morte sembrano prevalere. 

Gesù ancora una volta compie il miracolo: non la moltiplicazione dei pani per continuare a vivere al tramonto di una giornata terrena, ma il miracolo di annunciare a tutti l’evento della vita che non muore, camminando sulle acque della morte. E la verità vitale, rivelata dal miracolo, è questa: c’è qualcuno che è più forte di tutte le forze di morte. Come Mosè un giorno aveva separato le acque del Mar Rosso (cf. Es 14,15–23), così Gesù apre un passaggio perfino sulle acque della morte, pronte a inghiottire quella fragile imbarcazione che è la nostra vita. 

È un fantasma!”, gridano i discepoli. La stessa cosa sarà detta anche all’indomani della Pasqua (cf Lc 24,37ss). E la risposta non si fa attendere: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” E la stessa risposta che Gesù Risorto darà ai discepoli riuniti nel cenacolo a porte chiuse per paura. C’è un particolare che merita un’attenzione. Pietro, il futuro “primo Papa”, quasi per mettere alla prova Gesù, gli chiede di andargli incontro camminando sulle acque. E Gesù: “Vieni!”. Pietro pensava di avere una fede grande, ma, messo alla prova, anche Pietro sperimenta la paura di soccombere. E Gesù: “Uomo di poca fede, perché hai avuto paura?”. 

Ho letto una volta, a commento di questa pagina di Vangelo, questo messaggio: “La paura picchiò alla mia porta… la Fede andò ad aprire… Non c’era più nessuno!”. Come a dire che, fede e paura, non possono convivere. Se c’è la paura non c’è la fede, o almeno la fede è una piccola fede. Perché si crede? C’è chi crede, perché il credere “fa bene”: al cristianesimo si chiede di star bene, di sentirsi gratificati e consolati. “Pregare — si sente dire — mi fa sentire più rilassato!”: dire che un’esperienza è rilassante sembra oggi l’apprezzamento migliore. Ma questa è una fede appiattita sul presente, senza più un vero futuro, una vera speranza. 

Credere nel diaconato 

Celebriamo oggi, 10 agosto, la memoria di S. Lorenzo, diacono, a cui è intitolata questa chiesa di Montalto. Sono ben 9 in diocesi le chiese intitolate al Santo Diacono della Chiesa di Roma, ma questa è particolarmente legata alla figura del diacono grazie a don Altana, che qui era di casa per gli anni trascorsi nella vicina villa materna, diventando poi animatore del diaconato in Italia per oltre 30 anni. 

Diversi anni sono passati dai primi passi del cammino di ripristino di questa figura ecclesiale, e diversi secoli dai primi diaconi della storia presso le primitive comunità degli Apostoli. Anche il diaconato è nella storia: entra, esce e poi ritorna, come del resto i Santi nel calendario della Chiesa: alcuni più tradizionali restano per secoli, altri scompaiono e poi ritornano. Perché? 

Mi ha colpito leggere in questi giorni un articolo appena uscito sulla Rivista del Clero dal titolo: “Il diaconato, vittima della sua stessa novità?”. L’articolo non è un gran che, anche se presentato in un corso di formazione per diaconi di Milano. Ha però il merito di provocare una attenzione alla vera novità della figura del diacono, di cui il diacono sarebbe portatore, non vittima. 

Il Vaticano II ha ricuperato con forza che il diacono è “ordinato per il ministero, non per il sacerdozio” (Lumen Gentium 29). Vuol dire che il ministero ha un riferimento anzitutto al ministero apostolico del vescovo, successore degli Apostoli. Non è un caso che ad imporre le mani per l’ordinazione diaconale sia solo il vescovo, a differenza di quella presbiterale condivisa dagli altri presbiteri, e che “sacramentalità del diaconato” e “sacramentalità dell’episcopato” siano le due grandi riscoperte del Concilio. 

Sì, riscoprire così la novità della figura del diacono vuol dire renderlo portatore veramente di qualcosa di nuovo per la Chiesa. Continuare invece a pensarlo come centrato sulla figura del sacerdozio per la celebrazione del culto, come in un contesto di società cristiana, dunque un po’ surrogato dei sacerdoti e un po’ super–laico, vuol dire renderlo, nonostante le migliori intenzioni, veramente vittima della sua novità, che non tiene conto della vera novità della figura del diacono. 

Ha ragione G. COLOMBO in “Quale diacono in quale Chiesa”, quando afferma che “occorre evitare il rischio di mortificare il diaconato permanente, costringendolo a stare negli spazi dell’attuale situazione ecclesiale. Operando in questo modo, infatti, la figura e il ministero del diacono, nascerebbero in una forma scontata, perché la situazione attuale della Chiesa è precisamente quella che si intende superare”. 

Anche il diaconato è nella storia della Chiesa: non tanto delle cose da fare e da far fare, ma più profondamente nella storia della fede, cioè di ciò che il Signore vuole dalla sua Chiesa, anche se questo dovesse comportare come per gli apostoli sul mare agitato qualche forma di paura, e quindi un supplemento di fede.  

Il Signore che non abbandona mai la barca della sua Chiesa, anche se talvolta “flagellata dalle onde, ma mai sconquassata” (S. Ambrogio), per intercessione del diacono S. Lorenzo, guidi questo nostro cammino. 

+ Adriano VESCOVO 

Montalto di Vezzano, domenica 10 agosto 2008

Sagra di San Lorenzo nel 1750° del suo martirio

Festa con il Vicario per il diaconato e con i Diaconi permanenti della Diocesi nella chiesa che fu di Don Alberto Altana, “pioniere” dopo il Concilio a Reggio e in Italia del Diaconato permanente

Proposte sinodali sul diaconato

2 ottobre 2009
CONTRIBUTO DEI VESCOVI

Proposte sinodali sul diaconato

Al n. 57 aggiungere dopo “distribuire la Comunione” : “specialmente sotto la specie del vino (PNMR 61)”

Al n.58 togliere “semplice” dall’espressione “semplice informazione”

Inserire come n.58, facendo quindi slittare i nn. successivi, quanto segue :

Il diaconato, come ogni altro ministero e carisma, pur non esaurendosi in ambito liturgico, trova nella liturgia e specialmente nella celebrazione eucaristica la “sorgente e il culmine” della sua identità e della sua azione pastorale.

       Per questo, in quanto “ministro del libro”, si prenda cura, almeno nelle celebrazioni più importanti, di dare maggior solennità e risalto alla proclamazione del Vangelo. (cfr. n. 131 PNMR)

       In quanto “ministro del calice”(cfr. 127 PNMR) si faccia promotore della Comunione sotto le due specie, secondo le indicazioni rituali (nn. 240-252 PNMR e nn. 10-11 Precisazioni CEI)

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