AFFIDAMENTO

Sotto la Tua
 protezione
ci rifugiamo,
santa Madre
 di Dio, Madonna
della Quercia
di Visora.

Non respingere
 le preghiere che 
 Ti rivolgiamo nelle
  nostre necessità,
ma liberaci da
 
 tutti i pericoli,
Vergine gloriosa
e benedetta.

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ALMANACCO

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DENOMINAZIONE

Il Diaconato esercitato in modo stabile da persone anche sposate e' stato qualificato, all'inizio,come permanente e cio'per distinguerlo dal diaconato esercitato temporaneamente in vista del presbiterato. Ovviamente il Diaconato e' uno solo ed e' per questo che l'uso dell' aggettivo permanente va oggi gradualmente scomparendo. Tuttavia la specificazione e'ancora presente nei documenti ufficiali della Chiesa universale, anche i piu' recenti.

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I diaconi dell'O.f.s. d'Italia, ti accolgono festosamente e ti offrono fraternità. 

Queste pagine non hanno pretesa di completezza; esse sono semplicemente il frutto del nostro impegno nell'umile tentativo di corrispondere alla chiamata del Signore Gesù e al compito che la Chiesa ci ha affidato:

"Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l'annunziatore: credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che credi, vivi ciò che insegni".


 


E’ un sito dedicato ai Diaconi e al loro Ministero. Perché l’esempio della loro vita, della loro testimonianza nel servizio sia un richiamo costante al Vangelo e susciti imitatori nel popolo santo di Dio. E’ uno strumento di formazione, d’informazione e di approfondimento teologico, uno spazio aperto al loro contributo per una nuova evangelizzazione in rete e per promuovere in modo fattivo e costante la diaconia come vocazione al servizio e il diaconato come segno sacramentale di questa vocazione nella Chiesa e nel mondo. Una presenza attiva e attenta al mondo quindi, tesa alla costruzione di relazioni con chi s’interroga sul Dio di Gesù Cristo e vuole lasciarsi interrogare da Lui.


"Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita ... noi lo annunziamo anche a voi". (1 Gv 1, 1.3)



Il Diacono sposato e la sua famiglia

2 ottobre 2009
I-DIACONI-PERMANENTI Chi sono

Il Diacono sposato  e la sua famiglia

Il diacono sposato trova nella sua famiglia una preziosa risorsa da valorizzare per il suo ministero e non certamente un ostacolo o un impedimento. Il ministero del diacono sposato non è meno significativo e incisivo se in termini quantitativi la sua disponibilità di tempo è limitata per l’assolvimento dei suoi doveri familiari; anzi  il suo ministero risulta impreziosito da una autentica testimonianza di vita familiare.

Proprio perché spesso la vita familiare e il lavoro riducono inevitabilmente il tempo da dedicare al ministero , occorre che il diacono e sua moglie  ritrovino continuamente equilibrio e unità  nella preghiera in comune e nel rafforzamento del loro vincolo di amore donativo e aperto al servizio. Il servizio familiare in questo modo diventa per gli altri fedeli un esempio di amore in Cristo e per il diacono uno stimolo della sua diaconia nella chiesa. Non disporre di molto tempo è anche uno stimolo alla ricerca della essenzialità e della proprietà nel servizio diaconale.

Il primo servizio del diacono sposato è quello di offrire al mondo una chiara testimonianza della santità del matrimonio e della famiglia. E proprio in  questa comune testimonianza sta il più significativo coinvolgimento della moglie del diacono nel ministero pubblico del proprio marito nella Chiesa. Essi, insieme, sono testimoni della virtù della castità matrimoniale, di un amore  cioè che si fa dono, che è fedele e forte, delicato e rispettoso,  che rifugge gli atteggiamenti possessivi, l’idolatria del successo, l’incapacità di organizzare il tempo e di non dare ad ogni cosa il suo giusto posto.

La sposa del diacono, che ha dato il suo consenso scritto alla scelta del marito,  deve essere aiutata  e sorretta perché viva il proprio ruolo con gioia e discrezione, ed apprezzi e, se possibile,  condivida  il servizio che la Chiesa chiede al marito. Ci deve essere un rapporto equilibrato e armonico fra la vita familiare e professionale del diacono e il suo ministero. Anche i figli siano invitati ad apprezzare e, se possibile, a condividere con il padre il servizio nella chiesa. In tal modo l’intera famiglia diventa  “famiglia diaconale”.

La sensibilità, il  genio femminile , i carismi specifici e  propri che la moglie esprime nel rapporto di coppia col marito diacono sono una grande  grazia e un preziosa ricchezza  per l’efficacia del ministero diaconale , indipendentemente dal fatto che essa partecipi o meno fattivamente al suo ministero.

 In forza del matrimonio cristiano , il diacono sposato  ha un particolare carisma per svolgere i servizi  ecclesiali tipicamente familiari quali: animazione dei gruppi-famiglia; preparazione nelle case dei battesimi; formazione dei fidanzati e delle giovani coppie; spiegazione del Vangelo nelle case; pratica della ospitalità e della accoglienza.

Chi è, cosa fa il Diacono?

2 ottobre 2009
I-DIACONI-PERMANENTI Chi sono

Chi è il Diacono?

 

·        La parola “diacono” viene dal greco e significa “servitore”. Al diacono compete il servizio a tre mense: alla mensa della Parola di Dio, alla mensa del Sacrificio Eucaristico, alla mensa, non meno importante, della Carità annunciata e testimoniata.

·        Il diaconato è un elemento “costitutivo”, cioè essenziale,  della chiesa. La sua esistenza non dipende dai bisogni pastorali contingenti e dalle diverse situazioni locali. Diceva S.Ignazio di Antiochia: “Senza di questi (vescovo, presbiteri, diaconi) non si dà chiesa” (Lettera ai Trallesi, III)

 

Il Diacono è segno sacramentale di Cristo,  Signore e Servo

Ciò che il diacono è gli proviene direttamente da Cristo e ciò che fa è in forza dello Spirito Santo ricevuto nel  sacramento dell’Ordine. In forza di ciò egli è:

·        animatore nella comunità cristiana locale (diocesi) del servizio di Dio e dei fratelli; servitore egli stesso di ogni uomo.

·        intermediario fra il Vescovo (e il prete) e il resto del popolo di Dio; interprete delle necessità e dei desideri delle comunità cristiane (Ad Pascendum – Paolo VI).

Il Diacono è Ministro di Cristo e della Chiesa

I diacono è consacrato per sempre dal Vescovo, mediante l’imposizione delle sue  mani, quale ministro della e per la Chiesa particolare. Egli è a tutti gli effetti membro del ministero ordinato e come tale riceve una grazia particolare per svolgere il suo ministero.

 

Il Diacono è costruttore di comunione e spirito familiare del Popolo di Dio.

Egli è animatore di una chiesa dove i doni dello Spirito (i carismi) si traducono in operazioni stabili , cioè in “ministeri”: di fatto, istituiti, ordinati. Insieme al presbitero è chiamato a suscitare e ad armonizzare tali carismi e ministeri. Egli è inoltre il primo servitore e testimone (martire) della comunione all’interno della chiesa e della ricerca del dialogo e della comunione con tutti gli uomini.

 

Il Diacono  è promotore dell’annuncio capillare del Vangelo

Il diacono è chiamato a portare la verità, la luce, la consolazione del Vangelo ad ogni persona là dove essa vive. “Il ministero diaconale custodisce e testimonia la disponibilità della Chiesa a vivere la dimensione missionaria” (Orientamenti e Norme. CEI 1993), ad essere cioè mandata agli uomini nella concretezza della loro storia, “ ad una società che ha bisogno di fermentazione evangelica e caritativa nei piccoli gruppi, nei quartieri, nei caseggiati”(Ev. e  Ministeri, n°60)

Cosa fa il  Diacono: indicazioni generali

·        “Il diaconi non sono ordinati per presiedere l’Eucarestia e la comunità, ma per sostenere in questa presidenza il Vescovo e il presbiterio” (Orientamenti e Norme CEI  n. 7). Il diacono in un certo senso prepara e prolunga l’azione santificante del sacerdote e del pastore.!  

·        In quanto sono ordinati essi condividono il potere/servizio di insegnare, santificare, guidare il popolo di Dio, ma in totale e necessaria dipendenza dal Vescovo e in una speciale relazione di comunione con i presbiteri (n° 8 Norme Fondamentali 1998)

·        Normalmente i diaconi vivono del loro lavoro e, se sposati, hanno nella vita coniugale e familiare il loro primo ambito di evangelizzazione e di servizio.

·        I diaconi sono incardinati nella Chiesa particolare (la Diocesi); questo comporta l’obbligo del servizio ministeriale (assegnato dal Vescovo) ad una concreta porzione di popolo di Dio, spesso una parrocchia o un servizio diocesano. La sua  appartenenza ad una ben determinata comunità cristiana deve effettiva e profonda , spirituale e affettiva (non solo giuridica e canonica).

·        Il diacono vive ed agisce in “filiale rispetto e obbedienza” del Vescovo (Rito di ordinazione), avendo come modello Gesù, l’uomo obbediente per eccellenza. (Fil 2,5-11). La sua disponibilità a Dio e alla Chiesa deve essere totale. Il suo stile di vita deve essere sobrio e semplice, sempre aperto al dono di sé  e alla condivisione fraterna.

·        Il diacono sposato trova alimento spirituale e stimolo per il suo ministero nel sacramento del matrimonio. La sua famiglia deve essere un esempio di fedeltà e di indissolubilità del matrimonio cristiano e mostrare a tutti che le esigenze della famiglia e del lavoro possono ben armonizzarsi nel servizio della missione della Chiesa.(cfr. Scheda n.9: Il diacono sposato e la sua famiglia)

·        Il diacono è chiamato ad esercitare la triplice diaconia della Parola, dell’Eucarestia, della Carità, intimamente correlate tra loro poichè la Parola conduce al ministero dell’altare, il quale, a sua volta, spinge a tradurre la liturgia in vita, che sboccia nella carità. Il Vescovo però nel conferire l’ufficio valuterà attentamente sia le necessità pastorali che la situazione personale, familiare e professionale dei diaconi.

·        I modi , gli ambiti  e i modelli concreti del suo ministero possono ampiamente variare tenendo conto dei carismi dei singoli diaconi e dei bisogni della comunità. Ai diaconi è chiesta , nello Spirito Santo, la capacità di intuire, prevenire e rispondere con creatività ed efficacia alle urgenti e sempre nuove necessità degli uomini.  

·        Anche per questo i diaconi devono essere in prima linea nella  nuova impostazione pastorale che la nostra Diocesi di Cesena Sarsina ha scelto e che riguarda le Unità Pastorali. Siano sempre disponibili a creare legami, a collaborare con tutti (presbiteri, diaconi, ministri istituiti, singoli fedeli), e a stimolare in tutti il superamento di  anacronistici isolamenti e campanilismi per una  comunione sempre più profonda e per l’attuazione di una pastorale il più possibile organica e integrata.

·        In rapporto ai fedeli laici, il diacono non si sostituisce a loro in ciò che il sacerdozio battesimale  richiede; anzi li stimola, li conforta, li aiuta. A loro volta i laici devono vedere nel diacono non semplicemente uno di loro ma, in forza del sacramento dell’ordine che egli ha ricevuto, riconoscere in lui un grande dono di Dio, un ministro di Cristo da stimare e onorare.

·        Al  diacono deve essere data la possibilità di svolgere in pienezza il suo ministero (predicazione, liturgia, carità) e non deve essere relegato a impegni marginali, a funzioni meramente suppletive o a servizi che possono essere ordinariamente compiuti dai fedeli non ordinati.

·        Fra i compiti irrinunciabili e più importanti di un diacono c’è certamente la cura della propria vita spirituale e di preghiera e la formazione permanente. (cfr Scheda n. 8)

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Il diacono: «Ma chi è ?»

23 settembre 2009
I-DIACONI-PERMANENTI Chi sono
Il diacono: «Ma chi è ?»
 
 
 
Vocazione e ordinazione
 
A chiunque chiedesse che cosa è il diaconato si dovrebbe rispondere che il diaconato è una vocazione, una vocazione che porta alla ordinazione. In queste due parole è nascosto il senso più profondo del diaconato. Il diaconato è dunque a un evento di grazia, qualcosa che deve suscitare anzitutto meraviglia e  rispetto.
Le vere domande che devono sorgere quando si pensa al diacono non saranno perciò le seguenti: a che cosa serve un diacono? Che cosa può fare di diverso da un laico? Che cosa non può e non deve fare rispetto al sacerdote? I veri interrogativi sono piuttosto questi altri: chi è veramente il diacono? Perché lo Spirito del Signore ha voluto che il diaconato esistesse nella Chiesa? Perché è tornato ad esistere in questo momento della storia della Chiesa?
Ci si dovrà ben guardare dal considerare il diaconato come una sorta di promozione ecclesiale o come un riconoscimento ufficiale per meriti pastorali. Non siamo noi a decidere chi nella Chiesa deve essere diacono. A noi è chiesto di fare discernimento, cioè di scoprire i segni di vocazione che lo Spirito santo pone nella vita delle persone.
 
Realtà nuova e antica
Il diaconato è una realtà antica e nuova. Antica in quanto tale ma nuova per noi che la rivediamo nella Chiesa dopo circa dieci secoli di assenza. Non fa dunque meraviglia che un po’ tutti si fatichi a capire bene di che cosa si stia parlando. Che sorga qualche perplessità al riguardo da parte dei fedeli e dei pastori, e magari anche qualche resistenza, è assolutamente comprensibile. Il tempo, ma soprattutto la buona testimonianza dei diaconi contribuiranno a fugare ogni reticenza.
Quanto all’idea del diaconato, spesso accade che, non avendo punti precisi di riferimento, ciascuno tende a immaginarla partendo dalle figure ecclesiali che già conosce. Si paragona così il diacono al sacerdote, o al religioso, o al laico impegnato in parrocchia, salvo poi accorgersi che il diacono non è identificabile con nessuno di questi soggetti.
Il diacono, infatti, non è un sacerdote perché non presiede l’Eucaristia e non assolve i peccati; più in generale, non si colloca all’interno della comunità cristiana nella stessa posizione del parroco. Inoltre, nella maggior parte dei casi il diacono è coniugato e ha una sua professione.
D’altra parte, il diacono non è più – come si usa dire – «un semplice laico»: riceve infatti il sacramento dell’Ordine, che lo immette tra i membri del clero, ha una propria veste liturgica, sull’altare ha un posto suo, ha il compito di proclamare il vangelo e di tenere l’omelia, ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa, può celebrare la liturgia del battesimo, benedire le nozze, accompagnare alla sepoltura i defunti. Egli è un ministro di Cristo a tutti gli effetti.
Da tutto ciò si comprende bene che il diacono non può essere definito a partire da altre figure ecclesiali, procedendo per sottrazione («È meno di un sacerdote!») o per addizione («È più di un laico!»). Si rischierebbe così di sapere bene che cosa il diacono non è o che cosa non è più, ma di non sapere mai chi è effettivamente.

 La santità
volto diaconale
Chi dunque è il diacono? Per rispondere a questa domanda è bene partire dal Battesimo. Potremmo dire così: tutti i cristiani, in forza del loro Battesimo, sono chiamati alla santità (ce lo ricorda il Concilio Vaticano II: Lumen Gentium, 40). Ci sono tuttavia molti modi di vivere la comune santità battesimale. In alcuni casi questi modi vengono a coincidere con specifiche vocazioni, cui corrispondono delle responsabilità e dei compiti di particolare importanza all’interno della Chiesa. Il diaconato è una di queste vocazioni specifiche. Quanto poi alla figura della santità diaconale, dovremo dire che essa andrà ricercata nella linea del servizio.
La parola greca diakonos venne utilizzata sin dall’inizio della storia della Chiesa per indicare colui che si poneva nella comunità a servizio del prossimo, in modo autorevole e ufficialmente riconosciuto. Ben presto quella del diacono divenne una vera e propria figura ministeriale, che si affiancò alla figura del vescovo e del presbitero.
Si potrebbe certo obiettare che il servizio è la regola di ogni cristiano e perciò non può essere considerato una prerogativa del diaconato. Che ogni cristiano sia chiamato a servire il suo prossimo nel nome di Cristo è fuori discussione. Ma appunto per questo il diacono esiste: per ricordare a tutti che il Cristianesimo è servizio. L’intera vita del diacono e la sua stessa persona sono un richiamo costante e ben visibile al dovere di servire che il Battesimo porta con sé.
Il diacono è nella Chiesa l’immagine viva del Cristo che serve, del Cristo che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli, del Cristo che si fa carico delle sofferenze dei più deboli, del Cristo che proclama la parola del Regno di villaggio in villaggio, del Cristo che si fa vicino a chiunque è minacciato dalla tristezza e dall’angoscia, del Cristo che offre la sua stessa vita in sacrifico.
Certo non soltanto il diacono farà questo, ma il diacono lo farà senz’altro e in modo del tutto particolare, annunciando la Parola di Dio e offrendo una chiara testimonianza di carità. Che cosa questo significherà in concreto dipenderà dalle circostanze, dalle caratteristiche personali, dalle necessità della Chiesa e da altro ancora. Una cosa comunque resta chiara: il servizio reso nel nome del Signore sarà per il diacono la via maestra della sua santificazione.
 
Chi è il Diacono.
Il diacono nel suo grado personifica Cristo servo del Padre, partecipando alla triplice funzione del sacramento dell’ordine: è maestro, in quanto proclama e illustra la Parola di Dio; è santificatore, in quanto amministra il sacramento del Battesimo, dell’Eucaristia e i sacramentali; è guida, in quanto animatore di comunità o settori della vita ecclesiale. In tal senso, il diacono contribuisce a fare crescere la chiesa come realtà di comunione, di servizio, di missione.
L’ordinazione sacramentale, proprio in quanto tale, configura secondo una modalità loro specifica i diaconi a Gesù Cristo. Essi sono costituiti nella chiesa come segno vivo di Gesù, Signore e Servo di tutti.
Sono consacrati e mandati al servizio della comunione ecclesiale, sotto la guida del vescovo con il suo presbiterio.
Non sono ordinati per presiedere l’Eucaristia e la comunità, ma per sostenere in questa presidenza il vescovo e il presbitero. I diaconi … sono chiamati ad esprimere la figura di Gesù Cristo servo, ricordando così anche ai presbiteri e ai vescovi la natura ministeriale del loro sacerdozio, e animando con essi, mediante la Parola, i sacramenti e la testimonianza della carità, quella Diaconia che è vocazione di ogni discepolo di Gesù e parte essenziale del culto spirituale della chiesa.
Il senso del diaconato e il suo esercizio devono essere visti in relazione a una chiesa che cresce nella consapevolezza di essere chiesa missionaria chiamata alla sua missione ad gentes.
La restaurazione del Diaconato Permanente non è la riesumazione di un reperto archeologico o di una risposta alla scarsità dei presbiteri, e neanche per manifestare un tentativo di efficientismo, ma ha una sua vocazione specifica, un suo ministero, un suo carisma particolare che non deve essere svilito o snaturato ed usato in modo strumentale o per fare tutto.
 
Impegno alla comunione e alla missione
Sempre allo scopo di capirne meglio il valore sarà utile considerare il diaconato a partire da una visione della Chiesa che ponga in primo piano il suo mistero di comunione e la sua missione evangelizzatrice. Il diacono contribuisce in un modo tutto suo a far sì che la Chiesa sia veramente Chiesa, cioè luogo della comunione e della carità, comunità dei figli di Dio che annunciano e testimoniano la lieta notizia della salvezza universale.
Se ci si pone in questa prospettiva di evangelizzazione nella comunione, allora le differenze all’interno della Chiesa non creeranno equivoci e contrapposizioni. Da un lato, l’impegno comune di portare il Vangelo a tanta gente vicina e lontana renderà del tutto plausibile l’esistenza di figure diverse, con differenti compiti e responsabilità; dall’altro, la necessità di dare vita ad una vera comunità di fratelli nel Signore, unita e concorde, richiederà la presenza di diverse figure autorevoli, capaci di assumere la loro responsabilità istituzionale in spirito di umile servizio.
In un simile quadro d’insieme la figura del diacono troverà senza fatica la sua collocazione e ci apparirà come un appello vivente al recupero della centralità della missione e della comunione nell’azione pastorale delle nostre comunità cristiane.
 
Diaconato e matrimonio
È un dato di fatto che la gran parte dei diaconi permanenti siano sposati. Ciò significa che esiste un legame profondo tra la vocazione diaconale e la vita familiare.
A differenza di quanto si potrebbe immediatamente pensare, il diaconato non è un ostacolo alla vita familiare e tantomeno un annullamento della sua spiritualità. Il diaconato si innesta sulla vita familiare, portandola ad un singolare sviluppo e conferendole una fisionomia nuova e originale. Potremmo parlare di un nuovo approdo della identità della vita familiare. Ne consegue che il primo ambito di esercizio del ministero di un diacono sposato sarà la sua stessa famiglia.
Per ogni famiglia che si trova a misurarsi con una vocazione diaconale esiste anzitutto un problema di impatto, che è bene non sottovalutare. Sia le mogli che i figli degli aspiranti al diaconato devono affrontare da subito un sorta di timore che sorge immediatamente: è la istintiva sensazione di perdere, in parte o del tutto, il marito o il padre. Questo sentimento va rispettato. Non sarebbe corretto suggerire ai familiari, come antidoto, un’anomala spiritualità del sacrificio, secondo la quale ci si dovrebbe rassegnare eroicamente a perdere il proprio marito o il proprio padre, chiamato da Dio ad un compito sacro.
Il cammino, condotto insieme sulla base della reciproca fiducia e della comunione fraterna, permetterà di capire che non si tratta affatto di una cosa del genere, ma di un dono fatto alla Chiesa e alla stessa famiglia.

Diaconato e celibato per il Regno di Dio
A fianco della figura del diacono sposato vi è anche quella del diacono celibe. Sebbene il numero dei diaconi non sposati sia piuttosto ridotto rispetto a quello dei diaconi coniugati, essi sono una realtà e vanno considerati come un dono prezioso alla Chiesa.
Chi diventa diacono da celibe resta celibe per tutta la vita, per la semplice ragione che il diaconato si riceve a partire da una scelta di vita che va considerata definitiva.
Prima di intraprendere il cammino di formazione al diaconato e durante questo stesso cammino, la persona non sposata sarà invitata a compiere una verifica seria e serena su questo punto. Essa deve capire bene per quali ragioni non si sia sposata. La chiamata al diaconato può essere senz’altro l’occasione per riconoscere una precedente chiamata al celibato per il Regno di Dio, già presente e attiva in una vita di generoso servizio al prossimo. Una cosa comunque è certa: non ci si consacra allo stato verginale semplicemente perché non si è trovata la persona giusta e tantomeno perché non si è riusciti a formarsi una famiglia.
Qualcuno però dirà: «Ma perché allora queste persone non sposate non diventano sacerdoti?». A questa domanda non si può dare che una risposta: «Perché la loro vocazione è quella al diaconato e non al sacerdozio». I due ministeri sono distinti e diversi e hanno uguale dignità. Sarebbe scorretto pensare che il sacerdozio valga più del diaconato ed essendo queste persone, in quanto non sposate, nella condizione di poter ricevere l’ordinazione sacerdotale, sia preferibile che diventino preti e non diaconi. Non sta a noi decidere che cosa una persona deve diventare. Il nostro compito è capire che cosa Dio vuole da lei.
Questionario
Sono riportate in modo semplice alcune domande che la gente si fa circa il Ministero del Diacono permanente.
 
Perché un solo ordine sacro del diaconato, ma con due nomi specifici: diacono transeunte ; diacono permanente?
·      Il diacono transeunte è colui che, essendo celibe, può accedere al presbiterato.
·      Il diacono permanente, generalmente indica una persona sposata che non può accedere al presbiterato se non in caso di vedovanza. Tuttavia, anche il celibe può scegliere di rimanere diacono permanente.
 
Chi può essere ordinato diacono permanente?
  • Nella Chiesa cattolica romana possono essere ordinati diaconi permanenti solo gli uomini che, riconosciuti idonei dal parroco, vengono presentati, come candidati al ministero , al Vescovo, responsabile ultimo del discernimento e della formazione.
 
Quale età è prevista per i candidati al diaconato permanente?
  • Il celibe  deve avere venticinque anni compiuti e assumere l’obbligo del celibato perpetuo.
  • Il coniugato deve avere trentacinque anni compiuti e il consenso della moglie, pubblicamente espresso. In caso di vedovanza, non può risposarsi.
 
Quale formazione devono avere i candidati al diaconato permanente?
    1. Formazione spirituale;
    2. Formazione pastorale;
    3. Formazione culturale e teologica.
  • I Vescovi danno priorità alla formazione spirituale, che deve avere il fondamento nella persona di Cristo-servo.
  • Le caratteristiche che il Concilio indica per la formazione sacerdotale e i vescovi applicano, per analogia, ai diaconi, sono: la sincerità d’animo, il rispetto costante della giustizia, la fedeltà alla parola data, la discrezione, la carità nel conversare.
 
Quali sono le linee principali per un itinerario formativo spirituale?
  • Frequente partecipazione all’Eucaristia, riconoscendo in essa il centro della loro vita e fonte di ogni grazia;
  • Alimento costante della Parola di Dio: conoscenza e studio della Sacra Scrittura;
  • Recita quotidiana della Liturgia delle ore;
  • Accostamento  regolare al Sacramento della Riconciliazione;
  • Ritiri ed esercizi spirituali, avendo un direttore spirituale come costante riferimento;
  • Devozione alla Vergine Maria, Madre del Salvatore, eminente e fulgido esempio di totale servizio.
 
Quale percorso per una formazione pastorale?
  • Acquisire i principi, i metodi, le capacità operative concernenti l’esercizio del ministero diaconale, in sintonia con gli obiettivi del piano pastorale della diocesi, ed articolato sulla triplice diaconia della Parola, dell’Altare e  della Carità.
 
Quali studi sono necessari per una formazione culturale e teologica?
·        L’obiettivo principale è di acquisire una conoscenza globale e approfondita della dottrina cattolica;
  • Gli elementi, indicati dai Vescovi per conseguire una formazione adeguata, possono riassumersi in: possesso di un diploma di scuola secondaria; una adeguata preparazione culturale in scienze umane e filosofiche; studi teologici che comprendano i seguenti corsi:Sacra Scrittura,Teologia Fondamentale, Dogmatica e Morale, Storia della Chiesa, Diritto Canonico, Liturgia, Teologia Spirituale e Pastorale, Dottrina sociale della Chiesa.
 
Quali sono gli uffici o la facoltà del Diacono permanente ?    - (cfr.: CDC)
 
  • E’ Ministro ordinario del battesimo come il vescovo e il presbitero, restando la ferma prescrizione che l’amministrazione del battesimo è funzione affidata specialmente al parroco;
  • E’ Ministro ordinario della Santa Comunione, come il vescovo e il presbitero; nel servizio dell’Eucarestia, come ministro deve indossare le vesti sacre prescritte dalle rubriche liturgiche;
  • E’ Ministro della Parola, con la catechesi, la predicazione, l’omelia, in comunione con il Vescovo e il suo presbitero;
  • Può assistere alla celebrazione del patrimonio, come assistente qualificato, se ne riceve delega personale dal parroco e/o dall’Ordinario (orale per un caso determinato, scritta se generale;
  • Può celebrare le esequie ecclesiastiche, se ne è delegato dal parroco;
  • Può impartire quelle benedizioni che sono espressamente permesse dal Diritto Canonico;
  • Presiede la celebrazione della Parola di Dio, anche quando è sostitutiva della Messa festiva in caso di necessità;
Non può impegnarsi nella politica attiva o di partito.
 
 
Diaconato permanente, risposta alla crisi delle vocazioni?

Sono più di 25 mila nel mondo (quasi tutti in Europa e nelle Americhe), circa 3 mila in Italia: chi sono e che cosa fanno. Una testimonianza.

di Gianni Maritati

I diaconi permanenti costituiscono un piccolo esercito spirituale all'interno della Chiesa cattolica: in tante situazioni pastorali, spesso difficili per la carenza di sacerdoti e la gravosità delle urgenze sociali, la loro presenza si rivela quanto mai preziosa nella vita liturgica quotidiana, nel cammino di formazione e nell'impegno caritativo delle comunità locali. Il loro carisma è il servizio. La parola stessa lo dice: diacono, infatti, viene dal greco diàkonos, che significa servo.
Nel nostro Paese i primi diaconi permanenti furono ordinati nel 1975 a Napoli e, negli anni immediatamente successivi, a Torino e a Reggio Emilia. Proprio in quest'ultima città ha sede la Comunità del diaconato in Italia (presieduta da Lorenzo Tagliaferri), che pubblica anche un periodico trimestrale ricco di riflessioni, dati e documenti. Otto diaconi su dieci sono coniugati e il loro titolo di studio prevalente è il diploma di scuola media superiore: normalmente esercitano la loro professione nella vita civile.
I candidati, invece, sono circa 800, chiamati a compiere, dopo un anno propedeutico, un appropriato itinerario triennale di formazione teologica, spirituale e pastorale: se sono celibi o vedovi, sono poi tenuti a osservare il celibato, ma se sono sposati serve il pieno consenso (scritto) della moglie. Per capire la bellezza di questo ministero, bisogna risalire all'esperienza della Chiesa dei primi secoli. Un'esperienza poi interrotta ma che, dopo lungo tempo, il concilio Vaticano II ha voluto riprendere, restaurando il diaconato (uno dei gradi dell'Ordine sacro) come ministero permanente.
Ma quali sono, di preciso, i compiti dei diaconi permanenti? L'aspetto più bello del mio ministero - ci racconta Stefano Belardini, 46 anni, della diocesi di Velletri-Segni, in provincia di Roma - è quando vado a far visita agli ammalati della mia parrocchia, portando loro il Corpo di Cristo e una parola di conforto e di solidarietà. Malati e anziani sono le persone che più di altre hanno un grande bisogno di essere ascoltate, di essere comprese, di essere prese in considerazione. Inoltre, assisto il parroco nella liturgia ordinaria, nei battesimi e nei funerali. Mi occupo di rafforzare la fede (per quello che mi è possibile) in un gruppo di fedeli di varie età. Inoltre, in famiglia, io e mia moglie Fiorella, con cui sono sposato da vent'anni, seguiamo con gioia l'educazione dei nostri quattro figli insegnando e testimoniando loro i valori cristiani.
Ma perché un uomo sposato, con figli, professionista, si dovrebbe dedicare a questo ministero? È una vocazione, una chiamata - ci spiega ancora Belardini, ordinato diacono il 16 dicembre del 2000 - sette anni prima, sentivo crescere in me l'innamoramento per il Signore, grazie anche al mio parroco, don Paolo, alla comunità carismatica Gesù Risorto e grazie anche a mia moglie, che ha fatto la mia stessa esperienza. Qualche anno dopo, accolsi nel mio cuore una chiamata personale a essere luce nel mondo come Gesù: una vita evangelica non più nascosta e privata, ma condotta alla luce del sole, senza paure e senza dubbi. Sentivo il bisogno di rimboccarmi le maniche e aiutare gli altri nel nome di Gesù, di ascoltare le tante persone in difficoltà, di dare risposte a domande che razionalmente non hanno risposta e che io coglievo nello stato di grazia in cui mi trovavo, avere la certezza, cioè, che Gesù è veramente risorto per ognuno di noi non poteva essere una convinzione e una gioia solo mia o della mia famiglia. Ne parlai con Fiorella, che appoggiò questa mia vocazione: il suo incoraggiamento fu decisivo.

Un appello a tutti i cristiani

Ma il diaconato permanente può essere considerato come una risposta alla crisi delle vocazioni nella Chiesa cattolica? Sì, è una risposta - ci risponde convinto don Gianni Trabacchin, delegato della diocesi di Vicenza per il diaconato permanente - ma non dal punto di vista numerico: i diaconi permanenti non possono colmare tutti i vuoti o venire incontro a tutte le esigenze. In realtà, la vera risposta è alla crisi d'identità e di tensione missionaria che spesso si agita all'interno delle comunità cristiane. Il ministero diaconale, come dono dello Spirito, è un forte appello a tutti i cristiani, ordinati e non, affinché ripensino la propria fede alla luce del Vangelo e si dedichino al servizio della comunità. La risposta, dunque, si traduce in proposta. Per questo, se dovessi fare un augurio ai diaconi permanenti - conclude don Trabacchin - sarebbe quello di porsi come una presenza discreta e qualificata, di puro servizio, all'insegna della franchezza e della disponibilità: testimoni di una vita di fede che si lascia purificare ogni giorno da ogni tentazione di potere e di prestigio.

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